Mese: gennaio 2014

A PORANO (TR), TRA LE TOMBE HESCANAS E GOLINI

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Al confine tra Lazio e Umbria, tra l’alta Tuscia e il territorio orvietano, si trova Porano, piccolo borgo medievale posto in collina, da cui si gode uno splendido panorama su tutto il territorio circostante nonché sul Duomo dell’importante città umbra. Notevole è il patrimonio storico, archeologico e ambientale del comune poranese.Porano

Grazie a Mirko Pacioni, responsabile dell‘Associazione Acqua, che da anni svolge attività di promozione e valorizzazione del territorio, è possibile visitare i siti di maggiore interesse. Prima tappa a Villa Paolina, dimora storica con il parco settecentesco, alberi secolari e tipici giardini all’italiana, che ospita, presso l’ex limonaia, il Centro Visite PAOO (Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano).

Villa Paolina

 

Ci si sposta in località Settecamini e Molinella per ammirare i siti archeologici di epoca etrusca: la Tomba Hescanas e le tombe Golini I e II (IV sec. a. C.), le uniche testimonianze pittoriche etrusche dell’intera regione e di tutto il comprensorio volsiniese, che dimostrano come questo luogo fosse stato scelto dall’aristocrazia dell’antica Volsini del IV-II sec. a.C. per erigere le proprie ville e le sontuose sepolture. Si tratta di tombe a camera, scavate nel terreno, decorate da pitture anche di notevole qualità.  La tomba Hescana  (dal nome della famiglia che la fece costruire), scoperta nel 1883, è costituita da una camera quadrangolare con tetto a spiovente, nella quale si arriva attraverso un lungo dromos.Tomba Hescana I suggestivi affreschi (viaggio del defunto nell’oltretomba, riti e banchetti, cortei di personaggi)  sono ancora oggi visibili sul posto, purtroppo in parte deteriorati. Per questo, circa dieci anni dopo la scoperta, furono commissionati alcuni disegni ad acquarello su tela, realizzando delle copie molto fedeli agli originali e oggi visibili presso il Centro Visite PAAO.

Tomba HescanaLe tombe Golini I e II (dal nome dello scopritore) furono rinvenute nel 1863 e, per il modesto stato di conservazione,  si decise negli anni ’50 di effettuare il distacco delle pitture delle pareti (i cui soggetti riguardano i riti funebri legati al passaggio del defunto nell’oltretomba), oggi visibili presso il Museo Archeologico Nazionale di Orvieto, insieme a molti oggetti rinvenuti nei sepolcri.

Tomba Golini

Nel centro storico, a ridosso del paese, si fa notare Castel Rubello, dimora fortificata del XIII secolo, con le sue torri e mura imponenti. Da Porano, in un contesto paesaggistico e naturalistico davvero attraente, è anche possibile effettuare escursioni a piedi, a cavallo e in bici.

 

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LA SCARZUOLA (MONTEGABBIONE – TR). UN VIAGGIO DELL’ANIMA

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scarzuolaLa strada per arrivare non è tra le più comode, qualche curva e  l’ultimo tratto sterrato, ma preannuncia un luogo magico e non a caso lontano dalle grandi rotte, adatto solo a chi vuole ricercare un posto diverso.  O semplicemente se stesso. La Scarzuola si trova a 39 km da Orvieto, a pochi minuti dal comune di Montegabbione (Tr), a circa 500 mt di quota.

scarzuola

Il sito fu scelto già da San Francesco di Assisi come luogo di ritiro e meditazione e qui vi costruì una capanna con le scarse, una pianta palustre, da cui deriverebbe il nome. In memoria di ciò i Conti di Marsciano vi eressero una chiesa e un convento affidati ai Frati Minori, che vi rimasero fino agli ultimi anni del ‘700 , quando ne diventano i proprietari i Marchesi Misciatelli di Orvieto.  

scarzuolaNel 1957 il celebre architetto milanese Tomaso Buzzi,  uomo di grande cultura, ne acquistò la proprietà creandovi la sua città ideale e surreale e ne fece una metafora dell’esistenza.

E’ Marco Solari che ci accoglie e ci accompagna. E’ lui il proprietario dal 1981, il pronipote e l’erede di Buzzi. E’ lui che continua la costruzione, utilizzando i progetti lasciati dallo zio, anche se non potrà aggiungere altro, relativamente alle strutture esteriori, visto che l’opera è vincolata dalla Soprintendenza dagli anni settanta. scarzuola

Il cancello immette in un cortile d’accesso al convento dove è visibile una serie di 14 tavole in terracotta raffiguranti la Via Crucis, opera settecentesca. Si entra nella chiesa che contiene affreschi (a partire dal XIII secolo) di notevole importanza e arredi seicenteschi. Lo stupendo giardino adiacente il complesso contiene numerose varietà vegetali e un numero consistente di cipressi. scarzuola

Un percorso simbolico, esoterico, alchemico e di meditazione, in cui si incontrano luoghi a forma di scene teatrali che simboleggiano il viaggio dell’ anima, il cammino della vita. Una vita senza schemi, un cerchio che si chiude, il ritorno alla madre terra, un giro carico di significati, a volte non del tutto comprensibili ma che fanno riflettere sul senso del tutto, sul presente, sui valori, sull’anticonformismo. Ognuno può trovarci quello che più lo ispira. scarzuola

Prima di lasciarci il bizzarro Marco stringe a tutti la mano e ci congeda dicendo: “Andate e diffondete musica e colore….”.  Beh, effettivamente mi sembra di sentirmi meno vittima del sistema, più libera. E mi auguro che non finisca qui…..

 

 

LA NECROPOLI DEL CROCEFISSO DEL TUFO

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Le necropoli etrusche di Orvieto si trovano ai piedi della rupe e da esse è stata ricavata una grande quantità di reperti raccolti in parte nei musei della città , in parte nei musei italiani e stranieri. necropoli crocefisso del tufo

La più grande e importante necropoli è quella del Crocefisso del tufo (VI – III sec. a. C.) posta sul versante nord della rupe e così chiamata per un crocefisso cinquecentesco scolpito nel tufo nei pressi dell’area sepolcrale.

Le prime notizie di ritrovamenti nella zona risalgono alla fine del Settecento, ma le ricerche più intense si hanno nel corso dell’Ottocento, quando una parte della necropoli fu espropriata e resa visitabile.

Necropoli etrusca del Crocifisso del TufoLa necropoli è di particolare interesse per l’impianto urbanistico, tanto da far sembrare il complesso una vera e propria città. Da una strada principale si diramano le strade secondarie dove si trovano le tombe. Il terreno risulta diviso in lotti in modo che ogni famiglia fosse proprietaria di uno o più di tali appezzamenti. L’area è costituita da decine di tombe a camera, singole o doppie, per lo più a pianta rettangolare, costruite in blocchi di tufo squadrati e murati a secco e allineate lungo le vie sepolcrali impostate su assi ortogonali. Le tombe erano chiuse da un lastrone di tufo interno e da una serie di blocchi di tufo allineati con le pareti esterne; fra il lastrone e il muro vi era un riempimento di terra. necropoli crocefisso del tufo

Durante l’arco di utilizzazione della necropoli veniva praticata sia l’incinerazione che l’inumazione. All’interno delle camere sono costruite le banchine per la deposizione dei defunti, di solito una lungo la parete di fondo e una lungo una parete laterale. Sull’architrave delle tombe si trova frequentemente un’iscrizione che riporta il nome del defunto o della famiglia, presentando la formula di possesso secondo cui è la tomba che parla: “io sono di…” e che costituisce una delle più antiche e consistenti testimonianze epigrafiche etrusche arcaiche.

INGRESSI:

€ 3,00 interno

€ 1,50 ridotto (18-25 anni)

Gratuito over 65 anni e under 18

€ 5,00 cumulativo necropoli + museo archeologico nazionale

ORARI:

Estivo: 8:30 – 19:00

Invernale: 8:30 – 17:00

Per VISITE GUIDATE alla necropoli e alla città di Orvieto CONTATTAMI

LA CHIESA DI SANT’ANDREA

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Chiesa S. AndreaFa da sfondo a Piazza della Repubblica la chiesa di Sant’Andrea, una delle più importanti sedi civili e religiose della città, dove si stipulavano patti, alleanze, si creavano vescovi e cardinali, si compivano atti del Comune e dove sono stati ospitati diversi personaggi illustri: Innocenzo III che vi bandì la quarta Crociata (1201) o Martino IV incoronato papa (1281) alla presenza di Carlo d’Angiò.

E’ costruita su un antico tempio etrusco, al quale si sovrappose una basilica paleocristiana del VI secolo, come testimonierebbero i muri in grandi blocchi di tufo riportati alla luce e i resti del pavimento originario a mosaici geometrici, sotto la chiesa attuale in un palinsesto che va dal villanoviano al basso medioevo.

Chiesa S. AndreaLa chiesa attuale appartiene al XII secolo, viene rimaneggiata nel XIV secolo e in parte ai primi del XVI secolo.

Nel 1926 subisce il restauro totale della facciata, con la ricostruzione anche della torre dodecagona, su cui si aprono strette bifore e dove vengono posti numerosi stemmi e il coronamento merlato; col restauro sono inserite in facciata anche la scultura della lunetta del portale e la vetrata del rosone. Pulpito S. Andrea

Chiesa S. Andrea L’interno è suddiviso in tre navate da otto colonne monolitiche di granito orientale (materiale di recupero del II secolo) con capitelli cinquecenteschi, ha copertura a capriate e vi si notano: il pulpito cosmatesco con le decorazioni a mosaico; il Sepolcro Magalotti del XIV secolo, di puro stile gotico, eseguito da scultori seguaci di Arnolfo di Cambio e recante sul fondo un affresco di scuola senese con la Madonna e Figlio; un brano di affresco Figura maschile tra paraste, di scuola del Signorelli (XV scolo), un altare ligneo attribuito a Ippolito Scalza, una tela di Cesare Nebbia con l’Annunciazione e numerosi gli affreschi o gli avanzi trecenteschi di scuola orvietana.

Per visitare la Chiesa di Sant’Andrea, gli scavi e per VISITE GUIDATE a ORVIETO contattami!

IL DUOMO DI ORVIETO

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Il Duomo di Orvieto, dedicato a S. Maria Assunta, è una tra le più grandi realizzazioni dell’architettura medievale italiana. Nel 1290 viene posta la prima pietra, alla presenza del papa Niccolò V e ben presto furono innalzate navate e transetto sovrapponendo, senza soluzione di continuità, filari bianchi di travertino e neri di pietra basaltica. Nel 1310 circa, la nomina di Lorenzo Maitani come direttore dei lavori, pone le basi per una trasformazione progettuale, con l’aggiunta dei contrafforti e di sei archi rampanti esterni in corrispondenza del transetto. Sempre del Maitani è il progetto dell’imponente facciata tricuspidale. Dopo alcuni anni la morte del Maitani, i lavori della facciata proseguono con l’intervento di altri artisti come Andrea Pisano (1347-1348) o Andrea Orcagna (1358-1362) a cui si deve lo splendido rosone, a doppio giro di colonnine e archi intrecciati, recante al centro la testa del Redentore. Gli angoli del quadrato in cui è iscritto il rosone sono ornati dalle figure dei quattro Dottori della Chiesa e lungo i margini sono collocate 52 teste a rilievo del XIV secolo. Ai lati le trecentesche statue marmoree dei dodici profeti.

rosone1

Negli anni 1451-1456 Antonio Federighi disegna e realizza un ordine di dodici nicchie rinascimentali sopra il rosone per risolvere lo squilibrio della proporzione della facciata a seguito della costruzione dello stesso da parte dell’Orcagna e dove verranno poste le statue in travertino degli apostoli.

Le guglie sulle quattro colonne verranno innalzate tra il 1505 e il 1607.

La facciata del Duomo di Orvieto viene concepita come una straordinaria sintesi di architettura e arti decorative, che contribuisce in maniera equilibrata alla formazione di un’opera d’arte unitaria. Quattro pilastri a fascio si innalzano da uno zoccolo di robusti piloni e terminano in un coronamento di guglie. Si aprono tre ricchi portali e sopra di essi tre cuspidi raggiungono una loggetta ad archi trilobi che divide orizzontalmente la facciata. La parte superiore, con al centro il rosone, termina ripetendo il motivo delle tre cuspidi.

Nel 1320-30 vengono realizzati i bassorilievi che ornano i quattro pilastri di base della facciata, con grande ricchezza di particolari. facciata

Nel primo pilastro sono rappresentate le Storie della Genesi, con scene realistiche che si leggono dal basso in alto e da sinistra a destra: dalla creazione del mondo e dell’uomo, a quella di Eva, alla vita nell’Eden, al peccato originale fino all’uccisione di Abele a la raffigurazione delle arti del Trivio e del Quadrivio. Sul secondo pilastro sono ancora rappresentate Scene del Vecchio Testamento, con la raffigurazione dell’albero di Jesse, ai cui piedi è lo stesso Jesse che dorme. Nel terzo pilastro si narrano le Storie del Nuovo Testamento con, in basso, Abramo che dorme e profeti. Dal terzo registro si susseguono le Storie della vita di Cristo, dall’Annunciazione al Noli me tangere. Nel quarto pilastro è narrato il Giudizio Universale, con in altro il Cristo giudice tra gli Apostoli e i Profeti; in basso la Resurrezione e la discriminazione tra i Reprobi condannati alle pene dell’Inferno e gli Eletti che si avviano verso il Paradiso, anticipati dal corteo di Santi e Sante. rilievi

Sopra i pilastri sono poste le statue in bronzo dei quattro Evangelisti, attribuite a Lorenzo Maitani, così come viene identificato il Maitani l’autore dei bassorilievi del quarto e del primo pilastro.

Le porta bronzea centrale è opera di Emilio Greco e i rilievi raffigurano le Opere della Misericordia (1964-1970). Sulla lunetta si trova il gruppo in bronzo e marmo della Madonna con Bambino, copia di quello del 1325, ora al Museo dell’Opera del Duomo.

Tutta la facciata è arricchita da mosaici, che si sviluppano nei grandi spazi e che secondo il programma iconografico iniziale dovevano illustrare le Storie della Vergine. I primi mosaici (1355-1366) saranno infatti quelli dell’Assunzione nel triangolo sopra il portale centrale (ancora in sito ma rifatto interamente nei secoli) e della Natività della Vergine in quello del portale destro (restaurato anch’esso, mantiene però un gusto trecentesco). Gli altri saranno realizzati in fasi successive alla prima, dal XIV al XIX secolo. mosaici

Sui fianchi in pietra bianca e nera si aprono a destra porta di Postierla, portale ogivale probabilmente appartenente alla primitiva chiesa di S. Maria; a sinistra le due porte dei Canonici e del Corporale.

L’interno di forme romaniche è diviso in tre ampie e luminose navate. La grande vetrata absidale fu eseguita da Giovanni di Bonino d’Assisi (1328-1334).

All’inizio della navata centrale è una pregevole acquasantiera in marmo di Antonio Federighi. Lungo le navate furono aperte cinque cappelle con interessanti avanzi di affreschi (XIV-XV secolo) alle quali si addossarono, nel Cinquecento, altari di stucco poi distrutti nei restauri puristi di fine Ottocento.

signorelli Si giunge al braccio destro della crociera, da cui si accede alla Cappella Nova o di San Brizio (1408) considerata tra le più alte testimonianze dell’arte italiana. Il ciclo di affreschi che la decora è stato realizzato in parte dal Beato Angelico in collaborazione con Benozzo Gozzoli (1447-49) e in parte da Luca Signorelli (1499-1504) che portò a termine i lavori. Il tema sviluppato è quello del Giudizio Universale. La potenza espressiva, il senso di inquietudine e di meraviglia dati dall’aggrovigliarsi di quei corpi poderosi, fanno degli affreschi del Signorelli il suo capolavoro.

Le pareti della tribuna absidale sono decorate con Storie della vita della Vergine di Ugolino di Prete Ilario (1370-1380).

Dal braccio sinistro della crociera si accede alla Cappella del Corporale (1350-1355),  che deve il nome al prezioso Reliquiario, capolavoro dell’oreficeria italiana, decorato con la tecnica a smalto traslucido e destinato a racchiudere il lino insanguinato del miracolo eucaristico di Bolsena.

Sul fondo della navata sinistra è ancora visibile il pregevole e delicato  affresco della Madonna con Figlio eseguito da Gentile da Fabriano nel 1425.

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ORARI VISITA DUOMO E CAPPELLA SAN BRIZIO:

FERIALI: 

Novembre / Febbraio: 9.30 – 13.00 ; 14.30 – 17.00

Marzo e Ottobre: 9.30 – 18.00

Aprile / Settembre: 9.30 – 19:00

DOMENICA E FESTIVI:

Novembre / Febbraio: 14.30 – 17.30

Marzo, Aprile, Maggio e Ottobre: 13.00 – 17.30

Giugno, Luglio, Agosto e Settembre: 13.00 – 18:30

L’orario può variare per esigenze di culto.

INGRESSO DUOMO E CAPPELLA SAN BRIZIO: € 3,00