LA CHIESA DI SAN VALENTINO DI TERNI

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san valentino terni14 febbraio, festa di San Valentino, degli innamorati e di qualsiasi forma di amore.

Dall’alto della facciata sobria ed elegante della basilica omonima, San Valentino, primo vescovo di Terni, vigila solenne sulla città natale, insieme a Sant’Anastasio.

Sono molte le leggende nate attorno alla figura del santo dell’amore. Una di esse racconta che San Valentino aveva l’abitudine di offrire alle fanciulle e ai giovani che passavano a fargli vista, un fiore del suo giardino. Tra due di questi nacque l’amore, consacrato poi dal santo vescovo con il matrimonio. La loro unione fu talmente salda e serena che molte altre coppie richiedevano la benedizione del vescovo. Secondo un’altra versione il santo riappacificò i due giovani dopo un litigio. San Valentino Terni

Un’altra leggenda racconta che egli coltivasse un proprio giardino dove i fanciulli potessero ritrovarsi e che egli, prima di sera, usasse congedarli con il dono di un fiore a ciascuno con preghiera di recarlo alle mamme quale segno di affetto, di unità familiare e di rispetto. Alcuni studiosi ricollegano a questa vicenda la consuetudine di scambiare regali ogni 14 febbraio con le persone amate.

Si narra ancora della storia d’amore di una fanciulla cristiana di nome Serapia  nei confronti di un pagano di nome Sabino. Quando i due riuscirono a superare le resistenze dei genitori, la ragazza si ammalò gravementre. Al capezzale accorse anche Valentino che esaudì la preghiera di Sabino desideroso di restare per sempre con lei, facendoli addormentare insieme per l’eternità.

San Valentino TerniSecondo alcune fonti poi tre nobili ateniesi, Procolo, Efebo e Apollonio, studiosi di lingua greca, giungono a Roma per dedicarsi allo studio della retorica latina presso il maestro Cratone, il cui unico figlio Cheremone si trova affetto da una incurabile infermità fisica, forse l’epilessia. Cratone, venuto a sapere delle guarigione di un certo Valentino di Terni, lo invita a Roma e il santo vescovo, vegliando sul malato una notte intera, opera il miracolo della guarigione su Cheremone, che deciderà di seguire Valentino insieme ai tre ateniesi.

Questi avvenimenti irritano i pagani che incitano il prefetto romano Placido Furio a decretare la decapitazione di Valentino. Così, durante la persecuzione dell’imperatore Aureliano fu catturato e decapitato a Roma, sulla via Flaminia che collegava l’impero a Terni, il 14 febbraio del 273. Di lì a poco anche Procolo, Efebo e Apollonio saranno condannati alla pena capitale

Sopra la tomba del martire fu costruito un primo edificio nel IV secolo, presso un’antica necropoli paleocristiana. Distrutto nel VI secolo  dai Goti fu poi ricostruito nel secolo successivo. La gestione viene affidata ai Benedettini, fino al XII secolo. San Valentino Terni

Nel 742 la Basilica fu teatro dello storico incontro tra il re longobardo Liutprando e papa Zaccaria. Il luogo d’incontro fu scelto dal sovrano dei Longobardi proprio per la presenza della salma del santo che si diceva avesse proprietà taumaturgiche. In quell’incontro Liutprando donò alla Chiesa di Roma diverse città, tra le quali Sutri, in provincia di Viterbo.

Nel 1603 sotto il pontificato di Paolo V vennero iniziate con successo le ricerche delle reliquie del santo, che si ritenevano essere nascoste proprio sotto l’altare e si decide di edificare una nuova chiesa, la terza basilica, affidata ai  Padri Carmelitani che,  dopo alterne vicende, tengono ancora oggi la custodia. La nuova basilica fu ultimata nel 1618 quando vi furono traslati i resti del corpo del santo ospitati nel frattempo nella cattedrale di Terni.

San ValentinoTerniNel 1693, dopo una nuova ricognizione, le reliquie del santo (parte del cranio, mascella con pochi denti, ossa ed altre parti del corpo) vennero collocate in una statua argentea supina, posta in una’artistica arca di bronzo sotto l’altare maggiore in marmo. Sopra l’altare un dipinto mostra San Valentino che invoca su Terni la protezione della Madonna, opera di pregevole fattura di frate Luca, carmelitano e pittore di scuola fiamminga.

Nella cripta si osserva la cassa marmorea che racchiuse le ceneri dei corpi dei santi martiri Procolo, Efebo e Apollonio. Dalla cripta si accede al Museo (allestito negli anni 1971-72) dove è possibile vedere parte della struttura muraria della primitiva chiesa e in cui si conservano vari reperti venuti alla luce nei vari scavi

San Valentino TerniVenerato in tutto il mondo, il suo culto giunge anche nella chiesa orientale. Molti gli edifici religiosi al di fuori di Terni che portano il suo nome. Tante le richieste di grazie e preghiere che arrivano al santuario da tutto il mondo e che vengono deposte sull’altare del Coro.

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ORVIETO – CHIESA S. AGOSTINO: “L’ANNUNCIAZIONE” DEL MOCHI . UN’EMOZIONE DA NON PERDERE

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mochi annunciazioneAl visitatore più attento e curioso, ma anche a quello che desidera muoversi oltre il Duomo, consiglio di addentrarsi nel quartiere medievale di Orvieto e, con pochissimi passi, giungere in piazza San Giovenale, dove nelle immediate vicinanze è la ex chiesa di S. Agostino. Di stile gotico, costruita dai frati Agostiniani nel XIII secolo,  mantiene ancora intatti, all’interno, alcuni affreschi della vita del santo titolare. Oggi è sede distaccata del Museo dell’Opera del Duomo per le esposizioni temporanee delle collezioni del Museo stesso. Vi è esposto il complesso scultoreo delle dodici monumentali statue degli Apostoli e Santi protettori, realizzato tra fine XVI e inizi XVII da vari artisti manieristi e lo splendido gruppo dell’Annunciazione (1603-1608) di Francesco Mochi. mochi orvieto

Il complesso scultoreo faceva parte dell’antico arredo del Duomo fino al XIX secolo. Ognuna delle grandi statue si trovava addossata ai pilastri, ai piedi delle colonne nella navata centrale all’interno della cattedrale. Rimosse dalla Cattedrale per cui erano state concepite a seguito dei rigorosi restauri puristi ottocenteschi, sono state a lungo nascoste e collocate nei magazzini dell’Opera del Duomo. Oggi, finalmente ritrovate e liberate, trovano spazio per la loro esposizione in questa sede.

L’Annunciazione, capolavoro del Mochi, era originariamente collocato nella tribuna del Duomo di Orvieto, ai lati dell’altare maggiore

mochi annunciazioneDel Mochi, uno dei rari scultori del seicento, l’unico che potesse competere col Bernini, profondo studioso della scultura rinascimentale, sono note le torsioni delle sue figure, la carica espressiva dei gesti e delle pose.

L’emozione che si prova di fronte al gruppo scultoreo dell’Annunciazione è quasi incontenibile: l’artista sa catturare l’attimo. L’angelo è appena atterato e mostra il suo precario equilibrio. Ancora sospeso in volo e avvolto nell’intreccio scomposto della veste gonfia, col braccio teso verso il cielo. I muscoli sono tesi e il corpo ben tornito. La figura della Vergine,  sorpresa nel suo raccoglimento, volge la testa verso l’angelo, si mostra sorpresa, si ritrae, si protegge nel suo mantello dal pesante panneggio e accetta con fede il messaggio divino. mochi orvieto

Forse si potrebbe dire che con questa tappa si completa, almeno idealmente, la visita al Duomo della città che, come molti edifici, nel tempo ha subito rimaneggiamenti, restauri e, purtroppo, anche perdite. Forse perché è sempre bene andare oltre ciò che vediamo, forse perché ogni monumento ha una sua storia che non è solo quella che ci mostra, io questa meravigliosa esposizione non me la perderei! Un’occasione per affacciarsi sul versante nord della rupe, un modo per godersi l’altra Orvieto, addentrandosi tra vicoli e scorci unici e un’ottima opportunità per appagare i nostri occhi e  i nostri interessi….

Biglietto Museo Opera del Duomo: Palazzo Soliano, Palazzi Papali, Chiesa S. Agostino: € 4,00 interno (€ 3,00 ridotto)

Biglietto unico (Duomo, Cappella San Brizio, Museo Opera Duomo): € 5,00

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LUGNANO IN TEVERINA (TR): L’UMBRIA MINORE ?

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lugnanoSu un colle isolato a 440 mt di altitudine e in posizione panoramica sulla Valle del Tevere, sorge Lugnano in Teverina (Tr), un piccolo borgo dove sta di casa l’antico, la pace e il silenzio.

Insieme alla vicina Amelia, Narni o agli altri piccoli centri dell’area amerina, al confine tra Umbria e Lazio, lungo il basso corso del Tevere, viene spesso fatto rientrare tra gli itinerari minori dell‘Umbria, quelli lontano dai flussi turistici consistenti; ma questo non deve far pensare ad uno scarso valore culturale e anzi, in vista di una sempre più crescente attenzione verso le realtà nascoste, può entrare a far parte, con tutto diritto, di tappe per gite giornaliere, tour o semplici passeggiate.

lugnano in teverina

E’ probabile che la nascita di Lugnano si debba all’abbandono delle campagne sulle rive del fiume per via della malaria e al conseguente trasferimento e popolamento sul colle.

Il mio percorso di visita inizia da Piazza della Rocca, il luogo più alto del paese, un balcone naturale, il posto ideale per gustarsi il panorama verso il Tevere. E’ qui che sorgeva l’antica Rocca di cui non resta più nulla, mentre sono visibili alcuni palazzi nobiliari settecenteschi, tra cui Palazzo Vannicelli.

collegiata santa mariaDalla piazza si prende la via più importante, via Umberto, quella che rappresenta la spina del paese e verso cui confluiscono tutte le altre vie e vicoli del centro storico. Si giunge presto a Piazza S. Maria, centro della vita sociale e dove sorge il monumento più prestigioso di Lugnano:  la Collegiata di S. Maria (XI e XII secolo), tra i migliori esempi di romanico in Umbria:collegiata s. maria

Preceduta da un portico sorretto da colonne tortili e lisce e con decorazioni cosmatesche sull’architrave e sugli archi, la facciata si presenta con grande rosone centrale a doppio giro di colonnine, affiancato da due grifoni e da bifore. Molto ricca la decorazione scultorea. Sopra le colonne sono inseriti i bassorilievi raffiguranti i simboli degli evangelisti. Ai lati sono raffigurati animali ed esseri mostruosi.

Entrando si è colpiti dalla grande varietà scultorea e dal bellissimo pavimento cosmatesco. A tre navate l’edificio presenta il presbiterio fortemente rialzato sulla cripta; quest’ultima è divisa in navatelle da quattro file di colonne con capitelli corinzi e presenta sull’altare un venerato Crocefisso in alabastro.

collegiata s. mariaRipristinati dai restauri gli elementi dell’arredo interno: il recinto presbiteriale, gli amboni, l’iconostasi. Pregevoli lastre raffiguranti S. Giorgio che uccide il drago e la Visitazione sono poste sula fronte della iconostasi. Nell’abside, sopraelevata, si conserva un tabernacolo a sportelli realizzato da Niccolò di Liberatore detto l’Alunno. lugnano

Usciti dalla chiesa si nota, di fronte, Palazzo Pennone. Qualcuno ipotizza che la denominazione derivi dal riferimento al pennone di una nave, per indicare il punto più alto di Lugnano, ma è forse più probabile che provenga dal nome del primo proprietario e committente del palazzo, Antonio Pennoni. Passato in mano ai Vannicelli verrà acquistato dall’Amministrazione ed è oggi sede del Comune.

A questo punto non c’è che da immergersi tra vicoli e piazzette per apprezzare lo stato di conservazione, la cura con cui gli abitanti mantengono le proprie case, pulite e abbellite con fiori. Ogni angolino induce a scattare una foto a immortalare il fascino e una pace quasi surreale.

lugnanoSi può scendere fino a Porta S. Antonio (detta un tempo Porta della Terra di Lugnano), fatta costruire nel IX secolo da Papa Leone IV per la difesa contro i Turchi. Facendo guardia alla porta si sono potuti evitare in passato pericoli di guerre, esportazione delle derrate alimentare nei momenti di carestia o la diffusione della peste impedendo l’ingresso agli ammalati-

Dalla porta si snoda la strada di circonvallazione che costeggia le vecchie mura e lungo le quali sono ancora ben visibili parti delle mura di difesa e resti di antichi torrioni inglobati nelle abitazioni. lugnano in teverina

In auto o a piedi si può arrivare fino al Museo Civico, allestito all’interno della ex Fabbrica e che io trovo molto interessante.  L’esposizione prevede due sezioni: quella dedicata alla prima guerra mondiale con reperti e ricostruzioni della Grande Guerra, che permettono al visitatore di calarsi nella drammatica realtà storica rappresentata; e quella adibita ad Antiquarium con reperti provenienti dagli scavi di Villa Romana di Poggio Gramignano,la villa del I secolo a. C. che  dopo essere abbandonata nel ‘5oo o ‘600 venne utilizzata come Cimitero dei Bambini (nel museo sono visibili due tombe di neoanti con i resti umani).

20140204_121222Umbria minore perché Lugnano conta poco più di mille anime? Umbria minore perché lontana dalle grandi rotte? Ma cosa fa davvero la differenza? Anche San Francesco qui passò ed operò uno dei suoi miracoli. E a Lugnano non si può non apprezzare pace, natura e fascino.

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ORVIETO: NON SOLO DUOMO

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rupe orvietoUna visita ad Orvieto troppo spesso si esaurisce col recarsi al Duomo (la cui maestosa facciata potrebbe avere tutto il senso del viaggio), al pozzo di San Patrizio, con un salto a Piazza del Popolo per ammirare il Palazzo omonimo e concludersi con l’arrivo a Piazza della Repubblica per uno sguardo al Palazzo del Comune e magari una visita alla chiesa di S. Andrea. s. giovenale

Anche chi va e torna ad Orvieto più volte, non sa che oltre il tradizionale cerchio, il classico giro, c’è tutta un’altra parte affascinante della città: parliamo di uno dei rioni più caratteristici, di quell’area opposta a piazzale Cahen e che si conclude con l’uscita da Porta Maggiore ( il più antico ingresso, di epoca etrusco-romana), sullo strapiombo di tufo; quella zona dove più si respira medioevo vissuto, lontano dal flusso più turistico e noto ma non per questo meno interessante dal punto di vista sia architettonico che artistico.

mochi annunciazioneLa spina del quartiere è Via della Cava, probabile tratto del decumano, che insieme alle vie laterali, intersecate da stretti vicoli, presentano molti edifici due-trecenteschi in tufo o in basalto, con porte e finestre ogivali o a tutto sesto con interessanti scorci prospettici.

Si arriva a Piazza San Giovenale, di fronte agli spalti della rupe, per godere un ampio panorama. La chiesa di San Giovenale (attualmente in restauro), tra i più importanti edifici religiosi della città, risale al VII/VIII secolo; mentre l’attuale edificio, ricostruito intorno all’anno Mille, è più volte rimaneggiato nei secoli fino ad un restauro che l’ha riportato alle forme primitive e che ha riscoperto  notevoli affreschi di pregevole fattura che vanno a formare una sorta di museo della pittura orvietana del Duecento e Trecento. POZZO CAVA

Nelle immediate vicinanze è la ex chiesa di S. Agostino, di stile gotico, costruita dai frati Agostiniani, che mantiene ancora intatti alcuni affreschi della vita del santo titolare ed oggi sede distaccata del Museo per le esposizioni temporanee delle collezioni del Museo dell’Opera del Duomo. Vi è esposto il complesso scultoreo delle dodici monumentali statue degli Apostoli e Santi protettori, realizzato tra fine XVI e inizi XVII da vari artisti manieristi e lo splendido gruppo dell’Annunciazione (1603-1608) di Francesco Mochi.

san giovanni orvietoSu via della Cava è presente l’ingresso ad un grandioso sito archeologico, detto Pozzo della Cava, con enormi sotterranei e decine di grotte, cunicoli e pozzetti etruschi.

Risalendo il bordo della rupe verso sud ovest, dalla parte opposta a San Giovenale, si raggiunge Piazza san Giovanni, con l’omonima chiesa e convento, con chiostro del Cinquecento. 

Proseguendo ancora lungo gli spalti  si arriva a Porta Romana, innalzata per volontà di papa Pio VII nel 1822. Da qui è possibile risalire verso il cuore della città, certi ormai di non aver perso quella parte di Orvieto, la più autentica.

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A PORANO (TR), TRA LE TOMBE HESCANAS E GOLINI

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Al confine tra Lazio e Umbria, tra l’alta Tuscia e il territorio orvietano, si trova Porano, piccolo borgo medievale posto in collina, da cui si gode uno splendido panorama su tutto il territorio circostante nonché sul Duomo dell’importante città umbra. Notevole è il patrimonio storico, archeologico e ambientale del comune poranese.Porano

Grazie a Mirko Pacioni, responsabile dell‘Associazione Acqua, che da anni svolge attività di promozione e valorizzazione del territorio, è possibile visitare i siti di maggiore interesse. Prima tappa a Villa Paolina, dimora storica con il parco settecentesco, alberi secolari e tipici giardini all’italiana, che ospita, presso l’ex limonaia, il Centro Visite PAOO (Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano).

Villa Paolina

 

Ci si sposta in località Settecamini e Molinella per ammirare i siti archeologici di epoca etrusca: la Tomba Hescanas e le tombe Golini I e II (IV sec. a. C.), le uniche testimonianze pittoriche etrusche dell’intera regione e di tutto il comprensorio volsiniese, che dimostrano come questo luogo fosse stato scelto dall’aristocrazia dell’antica Volsini del IV-II sec. a.C. per erigere le proprie ville e le sontuose sepolture. Si tratta di tombe a camera, scavate nel terreno, decorate da pitture anche di notevole qualità.  La tomba Hescana  (dal nome della famiglia che la fece costruire), scoperta nel 1883, è costituita da una camera quadrangolare con tetto a spiovente, nella quale si arriva attraverso un lungo dromos.Tomba Hescana I suggestivi affreschi (viaggio del defunto nell’oltretomba, riti e banchetti, cortei di personaggi)  sono ancora oggi visibili sul posto, purtroppo in parte deteriorati. Per questo, circa dieci anni dopo la scoperta, furono commissionati alcuni disegni ad acquarello su tela, realizzando delle copie molto fedeli agli originali e oggi visibili presso il Centro Visite PAAO.

Tomba HescanaLe tombe Golini I e II (dal nome dello scopritore) furono rinvenute nel 1863 e, per il modesto stato di conservazione,  si decise negli anni ’50 di effettuare il distacco delle pitture delle pareti (i cui soggetti riguardano i riti funebri legati al passaggio del defunto nell’oltretomba), oggi visibili presso il Museo Archeologico Nazionale di Orvieto, insieme a molti oggetti rinvenuti nei sepolcri.

Tomba Golini

Nel centro storico, a ridosso del paese, si fa notare Castel Rubello, dimora fortificata del XIII secolo, con le sue torri e mura imponenti. Da Porano, in un contesto paesaggistico e naturalistico davvero attraente, è anche possibile effettuare escursioni a piedi, a cavallo e in bici.

 

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LA SCARZUOLA (MONTEGABBIONE – TR). UN VIAGGIO DELL’ANIMA

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scarzuolaLa strada per arrivare non è tra le più comode, qualche curva e  l’ultimo tratto sterrato, ma preannuncia un luogo magico e non a caso lontano dalle grandi rotte, adatto solo a chi vuole ricercare un posto diverso.  O semplicemente se stesso. La Scarzuola si trova a 39 km da Orvieto, a pochi minuti dal comune di Montegabbione (Tr), a circa 500 mt di quota.

scarzuola

Il sito fu scelto già da San Francesco di Assisi come luogo di ritiro e meditazione e qui vi costruì una capanna con le scarse, una pianta palustre, da cui deriverebbe il nome. In memoria di ciò i Conti di Marsciano vi eressero una chiesa e un convento affidati ai Frati Minori, che vi rimasero fino agli ultimi anni del ‘700 , quando ne diventano i proprietari i Marchesi Misciatelli di Orvieto.  

scarzuolaNel 1957 il celebre architetto milanese Tomaso Buzzi,  uomo di grande cultura, ne acquistò la proprietà creandovi la sua città ideale e surreale e ne fece una metafora dell’esistenza.

E’ Marco Solari che ci accoglie e ci accompagna. E’ lui il proprietario dal 1981, il pronipote e l’erede di Buzzi. E’ lui che continua la costruzione, utilizzando i progetti lasciati dallo zio, anche se non potrà aggiungere altro, relativamente alle strutture esteriori, visto che l’opera è vincolata dalla Soprintendenza dagli anni settanta. scarzuola

Il cancello immette in un cortile d’accesso al convento dove è visibile una serie di 14 tavole in terracotta raffiguranti la Via Crucis, opera settecentesca. Si entra nella chiesa che contiene affreschi (a partire dal XIII secolo) di notevole importanza e arredi seicenteschi. Lo stupendo giardino adiacente il complesso contiene numerose varietà vegetali e un numero consistente di cipressi. scarzuola

Un percorso simbolico, esoterico, alchemico e di meditazione, in cui si incontrano luoghi a forma di scene teatrali che simboleggiano il viaggio dell’ anima, il cammino della vita. Una vita senza schemi, un cerchio che si chiude, il ritorno alla madre terra, un giro carico di significati, a volte non del tutto comprensibili ma che fanno riflettere sul senso del tutto, sul presente, sui valori, sull’anticonformismo. Ognuno può trovarci quello che più lo ispira. scarzuola

Prima di lasciarci il bizzarro Marco stringe a tutti la mano e ci congeda dicendo: “Andate e diffondete musica e colore….”.  Beh, effettivamente mi sembra di sentirmi meno vittima del sistema, più libera. E mi auguro che non finisca qui…..

 

 

LA NECROPOLI DEL CROCEFISSO DEL TUFO

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Le necropoli etrusche di Orvieto si trovano ai piedi della rupe e da esse è stata ricavata una grande quantità di reperti raccolti in parte nei musei della città , in parte nei musei italiani e stranieri. necropoli crocefisso del tufo

La più grande e importante necropoli è quella del Crocefisso del tufo (VI – III sec. a. C.) posta sul versante nord della rupe e così chiamata per un crocefisso cinquecentesco scolpito nel tufo nei pressi dell’area sepolcrale.

Le prime notizie di ritrovamenti nella zona risalgono alla fine del Settecento, ma le ricerche più intense si hanno nel corso dell’Ottocento, quando una parte della necropoli fu espropriata e resa visitabile.

Necropoli etrusca del Crocifisso del TufoLa necropoli è di particolare interesse per l’impianto urbanistico, tanto da far sembrare il complesso una vera e propria città. Da una strada principale si diramano le strade secondarie dove si trovano le tombe. Il terreno risulta diviso in lotti in modo che ogni famiglia fosse proprietaria di uno o più di tali appezzamenti. L’area è costituita da decine di tombe a camera, singole o doppie, per lo più a pianta rettangolare, costruite in blocchi di tufo squadrati e murati a secco e allineate lungo le vie sepolcrali impostate su assi ortogonali. Le tombe erano chiuse da un lastrone di tufo interno e da una serie di blocchi di tufo allineati con le pareti esterne; fra il lastrone e il muro vi era un riempimento di terra. necropoli crocefisso del tufo

Durante l’arco di utilizzazione della necropoli veniva praticata sia l’incinerazione che l’inumazione. All’interno delle camere sono costruite le banchine per la deposizione dei defunti, di solito una lungo la parete di fondo e una lungo una parete laterale. Sull’architrave delle tombe si trova frequentemente un’iscrizione che riporta il nome del defunto o della famiglia, presentando la formula di possesso secondo cui è la tomba che parla: “io sono di…” e che costituisce una delle più antiche e consistenti testimonianze epigrafiche etrusche arcaiche.

INGRESSI:

€ 3,00 interno

€ 1,50 ridotto (18-25 anni)

Gratuito over 65 anni e under 18

€ 5,00 cumulativo necropoli + museo archeologico nazionale

ORARI:

Estivo: 8:30 – 19:00

Invernale: 8:30 – 17:00

Per VISITE GUIDATE alla necropoli e alla città di Orvieto CONTATTAMI

LA CHIESA DI SANT’ANDREA

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Chiesa S. AndreaFa da sfondo a Piazza della Repubblica la chiesa di Sant’Andrea, una delle più importanti sedi civili e religiose della città, dove si stipulavano patti, alleanze, si creavano vescovi e cardinali, si compivano atti del Comune e dove sono stati ospitati diversi personaggi illustri: Innocenzo III che vi bandì la quarta Crociata (1201) o Martino IV incoronato papa (1281) alla presenza di Carlo d’Angiò.

E’ costruita su un antico tempio etrusco, al quale si sovrappose una basilica paleocristiana del VI secolo, come testimonierebbero i muri in grandi blocchi di tufo riportati alla luce e i resti del pavimento originario a mosaici geometrici, sotto la chiesa attuale in un palinsesto che va dal villanoviano al basso medioevo.

Chiesa S. AndreaLa chiesa attuale appartiene al XII secolo, viene rimaneggiata nel XIV secolo e in parte ai primi del XVI secolo.

Nel 1926 subisce il restauro totale della facciata, con la ricostruzione anche della torre dodecagona, su cui si aprono strette bifore e dove vengono posti numerosi stemmi e il coronamento merlato; col restauro sono inserite in facciata anche la scultura della lunetta del portale e la vetrata del rosone. Pulpito S. Andrea

Chiesa S. Andrea L’interno è suddiviso in tre navate da otto colonne monolitiche di granito orientale (materiale di recupero del II secolo) con capitelli cinquecenteschi, ha copertura a capriate e vi si notano: il pulpito cosmatesco con le decorazioni a mosaico; il Sepolcro Magalotti del XIV secolo, di puro stile gotico, eseguito da scultori seguaci di Arnolfo di Cambio e recante sul fondo un affresco di scuola senese con la Madonna e Figlio; un brano di affresco Figura maschile tra paraste, di scuola del Signorelli (XV scolo), un altare ligneo attribuito a Ippolito Scalza, una tela di Cesare Nebbia con l’Annunciazione e numerosi gli affreschi o gli avanzi trecenteschi di scuola orvietana.

Per visitare la Chiesa di Sant’Andrea, gli scavi e per VISITE GUIDATE a ORVIETO contattami!

IL DUOMO DI ORVIETO

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Il Duomo di Orvieto, dedicato a S. Maria Assunta, è una tra le più grandi realizzazioni dell’architettura medievale italiana. Nel 1290 viene posta la prima pietra, alla presenza del papa Niccolò V e ben presto furono innalzate navate e transetto sovrapponendo, senza soluzione di continuità, filari bianchi di travertino e neri di pietra basaltica. Nel 1310 circa, la nomina di Lorenzo Maitani come direttore dei lavori, pone le basi per una trasformazione progettuale, con l’aggiunta dei contrafforti e di sei archi rampanti esterni in corrispondenza del transetto. Sempre del Maitani è il progetto dell’imponente facciata tricuspidale. Dopo alcuni anni la morte del Maitani, i lavori della facciata proseguono con l’intervento di altri artisti come Andrea Pisano (1347-1348) o Andrea Orcagna (1358-1362) a cui si deve lo splendido rosone, a doppio giro di colonnine e archi intrecciati, recante al centro la testa del Redentore. Gli angoli del quadrato in cui è iscritto il rosone sono ornati dalle figure dei quattro Dottori della Chiesa e lungo i margini sono collocate 52 teste a rilievo del XIV secolo. Ai lati le trecentesche statue marmoree dei dodici profeti.

rosone1

Negli anni 1451-1456 Antonio Federighi disegna e realizza un ordine di dodici nicchie rinascimentali sopra il rosone per risolvere lo squilibrio della proporzione della facciata a seguito della costruzione dello stesso da parte dell’Orcagna e dove verranno poste le statue in travertino degli apostoli.

Le guglie sulle quattro colonne verranno innalzate tra il 1505 e il 1607.

La facciata del Duomo di Orvieto viene concepita come una straordinaria sintesi di architettura e arti decorative, che contribuisce in maniera equilibrata alla formazione di un’opera d’arte unitaria. Quattro pilastri a fascio si innalzano da uno zoccolo di robusti piloni e terminano in un coronamento di guglie. Si aprono tre ricchi portali e sopra di essi tre cuspidi raggiungono una loggetta ad archi trilobi che divide orizzontalmente la facciata. La parte superiore, con al centro il rosone, termina ripetendo il motivo delle tre cuspidi.

Nel 1320-30 vengono realizzati i bassorilievi che ornano i quattro pilastri di base della facciata, con grande ricchezza di particolari. facciata

Nel primo pilastro sono rappresentate le Storie della Genesi, con scene realistiche che si leggono dal basso in alto e da sinistra a destra: dalla creazione del mondo e dell’uomo, a quella di Eva, alla vita nell’Eden, al peccato originale fino all’uccisione di Abele a la raffigurazione delle arti del Trivio e del Quadrivio. Sul secondo pilastro sono ancora rappresentate Scene del Vecchio Testamento, con la raffigurazione dell’albero di Jesse, ai cui piedi è lo stesso Jesse che dorme. Nel terzo pilastro si narrano le Storie del Nuovo Testamento con, in basso, Abramo che dorme e profeti. Dal terzo registro si susseguono le Storie della vita di Cristo, dall’Annunciazione al Noli me tangere. Nel quarto pilastro è narrato il Giudizio Universale, con in altro il Cristo giudice tra gli Apostoli e i Profeti; in basso la Resurrezione e la discriminazione tra i Reprobi condannati alle pene dell’Inferno e gli Eletti che si avviano verso il Paradiso, anticipati dal corteo di Santi e Sante. rilievi

Sopra i pilastri sono poste le statue in bronzo dei quattro Evangelisti, attribuite a Lorenzo Maitani, così come viene identificato il Maitani l’autore dei bassorilievi del quarto e del primo pilastro.

Le porta bronzea centrale è opera di Emilio Greco e i rilievi raffigurano le Opere della Misericordia (1964-1970). Sulla lunetta si trova il gruppo in bronzo e marmo della Madonna con Bambino, copia di quello del 1325, ora al Museo dell’Opera del Duomo.

Tutta la facciata è arricchita da mosaici, che si sviluppano nei grandi spazi e che secondo il programma iconografico iniziale dovevano illustrare le Storie della Vergine. I primi mosaici (1355-1366) saranno infatti quelli dell’Assunzione nel triangolo sopra il portale centrale (ancora in sito ma rifatto interamente nei secoli) e della Natività della Vergine in quello del portale destro (restaurato anch’esso, mantiene però un gusto trecentesco). Gli altri saranno realizzati in fasi successive alla prima, dal XIV al XIX secolo. mosaici

Sui fianchi in pietra bianca e nera si aprono a destra porta di Postierla, portale ogivale probabilmente appartenente alla primitiva chiesa di S. Maria; a sinistra le due porte dei Canonici e del Corporale.

L’interno di forme romaniche è diviso in tre ampie e luminose navate. La grande vetrata absidale fu eseguita da Giovanni di Bonino d’Assisi (1328-1334).

All’inizio della navata centrale è una pregevole acquasantiera in marmo di Antonio Federighi. Lungo le navate furono aperte cinque cappelle con interessanti avanzi di affreschi (XIV-XV secolo) alle quali si addossarono, nel Cinquecento, altari di stucco poi distrutti nei restauri puristi di fine Ottocento.

signorelli Si giunge al braccio destro della crociera, da cui si accede alla Cappella Nova o di San Brizio (1408) considerata tra le più alte testimonianze dell’arte italiana. Il ciclo di affreschi che la decora è stato realizzato in parte dal Beato Angelico in collaborazione con Benozzo Gozzoli (1447-49) e in parte da Luca Signorelli (1499-1504) che portò a termine i lavori. Il tema sviluppato è quello del Giudizio Universale. La potenza espressiva, il senso di inquietudine e di meraviglia dati dall’aggrovigliarsi di quei corpi poderosi, fanno degli affreschi del Signorelli il suo capolavoro.

Le pareti della tribuna absidale sono decorate con Storie della vita della Vergine di Ugolino di Prete Ilario (1370-1380).

Dal braccio sinistro della crociera si accede alla Cappella del Corporale (1350-1355),  che deve il nome al prezioso Reliquiario, capolavoro dell’oreficeria italiana, decorato con la tecnica a smalto traslucido e destinato a racchiudere il lino insanguinato del miracolo eucaristico di Bolsena.

Sul fondo della navata sinistra è ancora visibile il pregevole e delicato  affresco della Madonna con Figlio eseguito da Gentile da Fabriano nel 1425.

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ORARI VISITA DUOMO E CAPPELLA SAN BRIZIO:

FERIALI: 

Novembre / Febbraio: 9.30 – 13.00 ; 14.30 – 17.00

Marzo e Ottobre: 9.30 – 18.00

Aprile / Settembre: 9.30 – 19:00

DOMENICA E FESTIVI:

Novembre / Febbraio: 14.30 – 17.30

Marzo, Aprile, Maggio e Ottobre: 13.00 – 17.30

Giugno, Luglio, Agosto e Settembre: 13.00 – 18:30

L’orario può variare per esigenze di culto.

INGRESSO DUOMO E CAPPELLA SAN BRIZIO: € 3,00

Palazzo del Popolo

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Palazzo del popolo

Nel 1250 fu creato a Orvieto il primo Capitano del Popolo, una nuova figura politico-militare che si affiancò a quella dei consoli e del podestà. Per questo alla fine del XIII secolo venne eretto dalle fondamenta, in pietra basaltica e tufo, il Palazzo del Popolo,  costruzione di puro stile romanico, mentre la demolizione di case private e torri diede luogo all’ampia e centrale Piazza del Popolo (1281-1284), nuovo fulcro della rinnovata gerarchia urbana.

Il progetto iniziale prevedeva una loggia porticata  al pian terreno, destinata a luogo di mercato e di riunioni e un vasto salone al primo piano, ma durante i lavori fu ampliato per contenere la residenza del capitano del popolo e arricchito della torre campanaria e dal posizionamento dell’ampio scalone sul fianco sinistro. Nel 1316 sul campanile venne fusa e issata la Campana del Popolo, con i simboli delle Arti.

L’edificio subì successivamente diversi interventi anche in vista delle diverse funzione che andava assumendo (sede del podestà e del governatore). Nel 1480 furono demoliti gli arconi originali del salone superiore e sostituiti con tetto a capriate, finché nel XVII secolo venne destinato a Monte di Pietà al pian terreno e a teatro nel piano superiore.

Risale alla fine dell’Ottocento il ripristino alle forme originarie, con il coronamento a merli ghibellini. Lasciato temporaneamente senza destinazione, nel 1987-89 l’ultimo restauro lo ha reso nuovamente funzionante come centro congressi.

Sulla fronte del piano superiore si aprono le bellissime trifore che illuminano l’ampio salone delle assemblee popolari e dove è ancora visibile parte degli affreschi originali.

La piazza è circondata da une serie di edifici storici: la chiesa di San Bernardo e la chiesa di San Carlo, Palazzo Bracci (progettato dal Vespignani), Palazzo dei Sette con elegante cortile, la romanica chiesetta di San Rocco con portale rinascimentale e palazzo Simoncelli.

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